Omaggio ai Santi Patroni Marciano e Giovanni – 16 Settembre 2019

Omaggio ai Santi Patroni Marciano e Giovanni – 16 Settembre 2019

12 Settembre 2019 Rubriche 0

Il martirio dei Santi Giovanni e Marciano è collegato con quello dei santi Abbondio e Abbondanzio, i quali al tempo degli imperatori Diocleziano e Massiminiano, esercitavano l’apostolato a Roma.
Scoppiata la decima persecuzione, intorno all’anno 303, Abbondio e Abbondanzio furono arrestati insieme con altri ventitrè cristiani e condannati alla decapitazione. La sentenza fu eseguita per i discepoli il 5 agosto, sulla via Salaria Vecchia, e il 16 settembre per i due sacerdoti, sulla via Flaminia, a dodici miglia da Roma.
Mentre i due martiri venivano condotti verso il luogo del supplizio, corse loro incontro un nobile, Marciano, portando il figlio Giovanni tra le braccia, morto. Con fede profonda si gettò ai piedi dei due santi; ed essi, in nome di Cristo, ridonarono la vita al fanciullo. Ma per poco. Il nobile romano volle essere battezzato insieme col figlioletto, proclamando davanti a tutti l’amore per il vero Dio; e i carnefici fecero cadere con le teste di Abbondio e di Abbondanzio anche quelle di Marciano e del piccolo Giovanni, resuscitato alla vita terrena perché potesse ottenere, con il battesimo e con il martirio, la vita eterna.

I Santi Giovanni e Marciano rappesentati in una vetrata del Duomo di Civita Castellana

Il 16 settembre di ogni anno l’urna d’argento che contiene le reliquie dei santi patroni viene esposta su un trono e portata in processione attraverso le antiche vie della città, fino a quando la pesante “macchina” sosta in piazza Matteotti, dove avviene la tradizionale “Bengalata” dal palazzo del comune.
Le reliquie dei santi Marciano e Giovanni hanno una loro storia che risale a poco prima dell’anno 1000.
Nei pressi del monte Soratte, nella chiesa dedicata ai santi Abbondio e Abbondanzio, giacevano i resti di molti martiri che l’imperatore Ottone III volle far trasportare tutti nella chiesa da lui edificata sull’isola Tiberina.
Avvenuta la traslazione, il vescovo Cresceziano di Civita Castellana, quasi per divina ispirazione, fece fare però ulteriori ricerche che portarono alla scoperta dei corpi di Marciano e del figlio di questi, Giovanni, proprio il 16 settembre, dopo sette secoli dalla loro morte. Subito li fece trasportare a Civita Castellana e collocare nella chiesa della B. V. Maria.
Poi il tempo coprì con un velo d’oblio la memoria di questo avvenimento; solo la tradizione indicava che sotto l’antichissimo altare maggiore della cattedrale dovevano trovarsi i resti dei santi protettori.
Nel 1749, dopo i lavori di rinnovamento della chiesa, e volendosi sostituire il suddetto altare con un altro più moderno, il vescovo Lanucci iniziò le ricerche: trovò dapprima un piccolo vaso di vetro contenente alcuni frammenti d’ossa e finalmente la cassetta – mirabilmente conservata, con la serratura lucida, con la tela inconsunta – deposta da Crescenziano più di sette secoli prima. Grande fu la commozione dei civitonici, che svegliati dal suono delle campane annunzianti il ritrovamento (erano le tre dopo la mezzanotte), si riversarono nella chiesa a venerare le sacre reliquie. Nel coperchio della cassetta, dalla parte interna, vi era una iscrizione che narrava come, nell’anno del Signore 1230, il vescovo Pietro avesse già rinvenuto le reliquie dei santi Marciano e Giovanni, e dopo averne riservate alcune per esporle alla venerazione del popolo, le avesse nuovamente riposte sotto l’altare maggiore.
Ma la storia delle reliquie dei due santi non sarebbe completa se non aggiungessimo che i resti conservati dal vescovo Pietro furono sacrilegamente rubati., il 31 agosto del 1700, insieme con la piccola urna d’argento che li conteneva. Passò circa un anno prima che le reliquie potessero essere ritrovate: una mattina fra’ Giacomo Fiorini le rinvenne involte in un panno di seta, legato alla meglio con un filo di ferro, nei pressi della chiesetta delle Piagge dove era eremita. E il vescovo Aleotti, che in quei giorni si era recato a Bassanello per impetrare a S. Lando la grazia che le reliquie fossero ritrovate, ebbe la grande gioia di riceverle dalle mani dell’eremita stesso. I ladri, due sciagurati che avevano commesso il sacrilegio per impossessarsi dell’argento dell’urna, furono poi scoperti ed arrestati, e dopo un lungo processo condannati, il primo e maggior responsabile alla pena dei triremi per dieci anni, l’altro a cinque anni di detenzione.

Le reliquie dei Santi vengono accolte in piazza dai fuochi d’artificio